Sono ormai decenni che nella vita quotidiana si sente parlare spesso di microorganismi geneticamente modificati, meglio noti come MOGM.
Si tratta di organismi di cui è stato alterato il materiale genetico per ottenere dei risultati che altrimenti non sarebbero possibili naturalmente.
I MOGM non si trovano però solo nell’ambito agroalimentare, ma sono utilizzati anche nei processi industriali, oltre ad avere grande uso in medicina e nella somministrazione farmacologica.
Nell’industria alimentare vengono usati sia per rafforzare le coltivazioni (per esempio aumentando la resistenza a pesticidi) sia per modificare la qualità degli alimenti.

L’Italia ha recepito numerose direttive comunitarie a partire dagli anni Novanta (direttive 90/219 e 90/220 sull’impiego e l’emissione di MOGM), che disciplinavano il rilascio nell’ambiente di questi organismi e il loro impiego.
La prima delle due è stata modificata dalla direttiva 98/81, recepita nel nostro Paese dal D.Lgs. n. 206/2001.
I motivi dietro questa revisione sono da ricercarsi nella volontà di armonizzare la materia con le nuove direttive, classificare i MOGM sulla base dei rischi che comportano per l’uomo, imporre obblighi di notifica sulla base di questi rischi, migliorare la trasparenza, etc..

Il settore agroalimentare è interessato da alcuni anni anche da uno sviluppo delle nanotecnologie.
Un nanometro è un miliardesimo di un metro.
L’atteggiamento dell’Unione Europea, nei confronti di quelli che si definiscono nanoprodotti, è stato quello di non introdurre nuove normative, ma di applicare quelle preesistenti.
In ambito alimentare  e cosmetico non sono considerati diversi dalle sostanze equivalenti, senza alcuna disposizione concernente la sicurezza: non c’è ancora stata in questo senso, alcuna pronuncia da parte dell’EFSA, l’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare.
L’unico regolamento che detta norme specifiche sulla materia è il n. 1333/08, che disciplina gli additivi alimentari.
Le nanotecnologie però non hanno solo applicazione esclusiva nel mondo agroalimentare.
Ad oggi i rischi ambientali legati a questo fenomeno sono incerti.
La Commissione Europea nel 2013 ha finalmente proposto un’eventuale revisione delle normative comunitarie per adattarle al fenomeno nanotecnologico (una delle normative da revisionare potrebbe essere quella sulle sostanze chimiche, la REACH).

L’altro segmento di primaria importanza delle applicazioni nanotecnologiche è quello relativo alla nanoelettronica, vera forza propulsiva delle nanoscienze, volta alla miniaturizzazione dei dispositivi di Information and Communication Technology.

Ad oggi le aree di maggiore applicazione della nanoelettronica sono quelle della sensoristica, dei dispositivi di memoria e dei semiconduttori.

Si segnala infine un’altra affascinante branca delle nanotecnologie, quella dei nanomateriali, ad una, due e tre dimensioni.

Dal 2012 a livello comunitario, è stato creato il gruppo di esperti sui nanomateriali (ECHA-NMEG) che opera tramite il supporto operativo delle istituzioni competenti in materia di REACH, CLP e biocidi.

Pur qualificandosi come gruppo consultivo informale,  sostiene l’implementazione del piano di lavoro sui nanomateriali 2016-2018 della Agenzia Europea per le sostanze chimiche ed è organo consultivo in materia di questioni tecnico/scientifiche relative all’applicazione dei regolamenti REACH, CLP e sui biocidi in materia di nanomateriali.