Si tratta di una materia assai vasta, che ricomprende la difesa del suolo, la gestione delle risorse idriche e l’inquinamento idrico.

Gli obiettivi della tutela sono la prevenzione e la riduzione dell’inquinamento dei corpi idrici, la protezione delle acque con destinazione particolare ed la sostenibilità delle risorse idriche.

La normativa statale sulle acque è desumibile dalla parte terza del D.lgs 152/2006.

Il Testo Unico ambientale ha abrogato molti provvedimenti, ma ne ha mantenuto quasi totalmente i contenuti.

Per ciò che riguarda le risorse idriche, si definisce “sistema idrico integrato” l’insieme dei servizi pubblici di captazione, adduzione e distribuzione di acqua ad usi civili.

La normativa pone particolare attenzione sul “ciclo integrato delle acque”, a partire dalla sua captazione per differenti usi, fino alla restituzione ai corpi ricettori, il tutto organizzato nell’ambito di un territorio omogeneo, l’”Ambito Territoriale Ottimale” (A.T.O.).

La difesa del suolo, che comprende anche la fruizione del patrimonio idrico e la tutela degli aspetti ambientali, prevede la suddivisione del territorio in “distretti idrografici”.

Per ciascuno di questi si deve predisporre un “Piano di gestione” che riguardi le valutazioni sullo stato di qualità dei bacini idrografici (ogni distretto è composto da diversi bacini) ed eventualmente i provvedimenti necessari.

I bacini possono essere di rilievo nazionale, interregionale e regionale.

Una disciplina importante è stata introdotta nel 1998 in seguito al disastro franoso del Sarno: inizialmente prevista solo per la Regione Campania, le misure urgenti di prevenzione dal rischio idrogeologico hanno finito per regolare la disciplina sull’intero territorio nazionale (L. n. 267/1998).

Diversi decreti sono stati promulgati per la tutela dei corpi idrici dall’inquinamento, che sono stati perlopiù assorbiti all’interno del Testo Unico. La tutela viene ricercata attraverso la fissazione dei limiti agli scarichi con il fine di garantire determinate soglie di qualità per il corpo idrico (tenendo conto che esistono comunque dei limiti minimi inderogabili per le sostanze pericolose ex art. 101 del D.lgs 152/2006).

Particolare attenzione va rivolta a quelli che si definiscono corpi idrici significativi, ovvero quelli che vengono tenuto sotto attento monitoraggio, che sono individuati nell’Allegato 1 del Testo Unico (uno di questi sono i corpi idrici sotterranei per esempio).

I parametri vengono rilevati sulla base dell’acqua, del biota e dei sedimenti.

Un’altra disciplina importante riguarda gli scarichi, per i quali è previsto un doppio canale di controllo:

tabellare, dove in base alla provenienza degli scarichi abbiamo limiti diversi che peraltro non possono essere superati, assurgendo così a valori inderogabili.

-a livello regionale con il “Piano di Tutela delle Acque”, a mezzo del quale si prefiggono degli obiettivi di qualità, da cui poi si farà dipendere la scelta dei limiti sulle concentrazioni di sostanze, nonché l’identificazione dei carichi massimi ammissibili nei corpi idrici ricettori.

Si prevede un numero minimo di controlli sugli effluenti risultanti dalla depurazione di acque reflue urbane, sulla base delle dimensioni dell’impianto in questione.

Vengono fatti dei prelievi di campioni di acqua sempre a monte dello scarico che verranno poi confrontati con i limiti individuati dalle tabelle nell’Allegato 5 del D.lgs 152/2006.

L’eventuale superamento è punibile con una sanzione amministrativa da € 3.000 a €30.000, con delle aggravanti (per esempio nel caso in cui le violazioni avvengano in aree con risorse idriche destinate al consumo umano).