DOMANDE E RISPOSTE

Entro quanto tempo un intermediario di rifiuti senza detenzione iscritto alla categoria 8 deve aumentare la garanzia fideiussoria successivamente alla variazione dell’iscrizione dalla categoria c) alla categoria b)? E qual’è l’importo da corrispondere?

E’ bene precisare che l’aumento di classe va richiesto all’Albo dei Gestori Ambientali con apposita istanza di variazione corredata da numerosi documenti ed attestazioni alcune delle quali possono essere fornite in autodichiarazione.
L’Albo Gestori ambientali solitamente provvede abbastanza velocemente ed assegna un ulteriore termine di 90 giorni per presentare l’appendice della fideiussione con l’importo richiesto che nel caso in esame passa da € 450.000 ad € 1.500.000.

Un imprenditore agricolo può installare un distributore di carburante rimovibile all’interno della propria azienda?

La risposta è positiva.
Infatti, la legge consente agli imprenditori agricoli di installare all’interno del proprio insediamento produttivo un serbatoio di carburante, purché questo sia destinato a rifornire le macchine ed automezzi (non targati) all’interno dell’azienda agricola, purché la capienza non superi 9 metri cubi.
La normative di riferimento sono il D.M. del 19 marzo 1990 (Norme per il rifornimento di carburanti, a mezzo di contenitori-distributori mobili, per macchine in uso presso aziende agricole, cave e cantieri) in combinato disposto con il D.P.R. n. 151/2011.
I suddetti serbatoi non rientrano tra le attività soggette al rilascio del CPI, tuttavia è necessario presentare la SCIA.

Una società iscritta all’Albo Gestori Ambientali nella categoria 8 può adempiere agli obblighi di prestazione della garanzia finanziaria previsti dalla legge stipulando una polizza con un istituto od intermediario estero?

La risposta è si, tuttavia l’istituto od intermediario che fornisce la garanzia in favore del Ministero dell’Ambiente deve poter operare in favore della Stato o altri Enti Pubblici nel rispetto di quanto previsto dalla Legge n. 348 del 1982 e dal D.Lgs. n. 385 del 1993 (T.U. in materia bancaria e creditizia) e s.m.i.
Naturalmente tale statuizione vale anche per le società iscritte all’Albo Gestori Ambientali in categorie diverse da quelle indicate nel quesito, comunque obbligate a prestare le garanzie finanziarie previste dalla legge.

Può un Sindaco sospendere con ordinanza sindacale l’attività di conferimento di terre e rocce da scavo con effetto immediato?

Il Tar di Milano ha annullato con ordinanza cautelare il provvedimento di un Sindaco con cui veniva sospesa l’attività di conferimento di terre e rocce da scavo nonostante con precedente provvedimento il medesimo avesse autorizzato tale attività di recupero ambientale.
In punto di fatto l’Arpa a seguito di 3 differenti sopralluoghi attestava l’assenza di qualsivoglia sostanza inquinante nel sito interessato dal riempimento, tuttavia a scopo cautelativo e precauzionale consigliava al massimo rappresentante cittadino di sospendere l’attività della società agricola per poter espletare ulteriori indagini ai sensi e per gli effetti dall’allegato 4 del D.M. n. 161 del 2012.
L’ordinanza contingibile sospendeva l’attività di conferimento sine die.
Il Collegio ha annullato l’ordinanza sindacale in quanto nel medesimo provvedimento non sono state puntualmente indicate le ragioni di “gravità ed urgenza” così come richiesto dall’art. 50 del TUEELL.
Infatti, la norma in commento prevede che: “in caso di emergenze sanitarie o di igiene pubblica a carattere esclusivamente locale le ordinanze contingibili e urgenti sono adottate dal sindaco, quale rappresentante della comunità locale”.
Il comune veniva condannato anche alla rifusione delle spese processuali della fase cautelare.

E' possibile abbattere un albero condominiale?

La risposta è sì salvo non si tratti di alberi monumentali.

Bisogna evidenziare, tuttavia, che non è così semplice abbattere un albero condominiale per un duplice ordine di ragioni:

  1. la prima riguarda la maggioranza richiesta in sede di delibera assembleare;
  2. la seconda attiene alla tipologia di albero che può necessitare di ulteriori verifiche sia dal punto di vista tecnico e peritale, che dal punto di visto della normativa comunale di riferimento.

Quanto al primo punto qualora un codominio decidesse di abbattere un albero condominiale la delibera assembleare dovrà necessariamente essere adottata all’unanimità.

A tal proposito rilevano gli artt. 1120 e 1121 del c.c. nei quali si prevede il regime della distruzione di un bene comune.

L’abbattimento di un albero viene equiparato a tutti gli effetti ad una innovazione vietata, ed in quanto tale soggetta per l’appunto all’unanime consenso di tutti i condomini.

Si può prescindere dall’unanimità soltanto nel caso di comprovato pericolo di caduta sulla strada pubblica o all’interno delle parti comuni.

Quanto alla tipologia di albero va specificato che in presenza di alberi di alto fusto, alberi monumentali (ai sensi della Legge n. 10 del 14/01/2013), ovvero di elevato pregio storico e naturalistico l’abbattimento sarà possibile solo in presenza di un’autorizzazione comunale ulteriore alla delibera assembleare.

Per riconoscere un albero monumentale, il dato oggettivo più rilevante è il diametro dello stesso, anche se alcune specie botaniche sono considerate monumentali a prescindere dal diametro (si pensi alle querce o ai faggi).

L’abbattimento ingiustificato delle summenzionate specie botaniche può comportare l’insorgere di un giudizio risarcitorio da un lato, oltre che alle sanzioni amministrative da € 5.000 a € 100.000 (art. 7 della Legge n. 10 del 14.01.2013).

Quando una società A consegna ad una società B dei rifiuti non pericolosi di carta e cartone con codice Cer 150101 e quest’ultima si rifiuta di ritirare il materiale perché non corrispondente alle caratteristiche richieste come si deve comportare la società A se il medesimo materiale è ritirato da una terza società C?

La società A nel primo formulario dovrà indicare la dicitura “rifiutato” e riportare nel secondo formulario (praticamente non molto dissimile dal primo) il nominativo della nuova società (sostituendolo a quello della società B) presso cui il rifiuto è regolarmente conferito.

Una impresa estera che effettua traporti transfrontaleri di rifiuti, può iscriversi all’ Albo Nazionale Gestori Ambientali, ai sensi dell’art. 194 co. 3 del D.lgs. 152/2006, istituendo una sede secondaria con rappresentanza stabile entro 120 giorni dalla domanda di iscrizione?

Il Comitato Nazionale dell’ Albo Gestori Ambientali, con la circolare nr. 146 del 25 Gennaio 2011, ha precisato che il requisito in oggetto possa essere soddisfatto anche tramite la semplice domiciliazione sul territorio italiano, in relazione anche all’art. 10 comma 2 lettera b) del DM 406/98.

L’intermediario di rifiuti senza detenzione ha l’obbligo di conservare la “quinta copia” del formulario?

In realtà non esiste alcun obbligo in capo all’intermediario dei rifiuti anche perché ex art. 193 D.lgs. 152/2006, il formulario dei rifiuti è composto da 4 esemplari.
Il primo viene trattenuto dal produttore, il secondo (controfirmato) al destinatario, il terzo (controfirmato) al trasportatore ed il quarto (controfirmato) deve ritornare nel termine perentorio di 90 giorni al produttore originario con l’attestazione di avvenuto e corretto smaltimento/recupero.
Per ciò che riguarda il ruolo dell’intermediario senza detenzione, la prassi applicativa induce per ragioni di cautela e per meglio incrociare le informazioni contenute nel registro di carico/scarico e nella dichiarazione MUD (cui lo stesso è obbligato per legge) di rifornirsi della cosiddetta quinta copia (copia fotostatica del formulario).
Tale orientamento è altresì indicato al punto 2 lettera j) della circolare CIRCOLARE 4 agosto 1998, n. 812 del MINISTERO DELL’ AMBIENTE E MINISTERO DELL’ INDUSTRIA, DEL COMMERCIO E DELL’ ARTIGIANATO, titolato “Circolare esplicativa sulla compilazione dei registri di carico scarico dei rifiuti e dei formulari di accompagnamento dei rifiuti trasportati individuati, rispettivamente, dal decreto ministeriale 1 aprile 1998, n. 145, e dal decreto ministeriale 1 aprile 1998, n. 148”. (http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/1998/09/11/098A8073/sg)
A tal proposito consigliamo ai nostri clienti di premurarsi per tempo e di farsi inviare a mezzo mail o via fax una copia del formulario.

In caso di immissioni rumorose intollerabili è possibile agire con un procedimento di urgenza?

Assolutamente sì.
In tema di immissioni sonore intollerabili e quindi di inquinamento acustico siamo in presenza di un interesse della persona di rango costituzionalmente protetto (diritto alla salute, art. 32). L’esigenza di ottenere un’inibitoria, ovvero un provvedimento giudiziale d’urgenza può essere soddisfatta per il tramite di un ricorso ex art. 700 c.p.c.

 

Entro quanto tempo possono essere presentate osservazioni alla verifica di assoggettabilità Via?

Il D.Lgs. 16 giugno 2017, n. 104 ha disposto (con l’art. 23, comma 1) che “Le disposizioni del presente decreto si applicano ai procedimenti di verifica di assoggettabilita’ a VIA e ai procedimenti di VIA avviati dal 16 maggio 2017”.

Ha inoltre disposto (con l’art. 23, comma 2) che “I procedimenti di verifica di assoggettabilita’ a VIA pendenti alla data del 16 maggio 2017, nonche’ i procedimenti di VIA per i progetti per i quali alla medesima data risulti avviata la fase di consultazione di cui all’articolo 21 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, ovvero sia stata presentata l’istanza di cui all’articolo 23 del medesimo decreto legislativo, restano disciplinati dalla normativa previgente”.

Ai sensi quindi dell’ attuale versione dell’art. 19 del Testo Unico Ambientale, D.lgs. 152/2006 e s.m.i. chiunque abbia interesse può presentare osservazioni, purché lo faccia entro 45 giorni dalla comunicazione telematica di avvenuta pubblicazione della documentazione,(fatta alle amministrazioni ed enti interessati) che l’autorità competente effettua sul proprio sito web.

Quali sono le sanzioni previste dal D.Lgs. 231/2001? E con riferimento alle sanzioni pecuniarie entro quali limiti possono essere applicate le quote?

L’art. 9 del Decreto Legislativo 231/2001 individua al comma I le sanzioni che possono essere comminante all’Ente e precisamente:

  1. sanzioni pecuniarie;
  2. sanzioni interdittive;
  3. la confisca;
  4. la pubblicazione della sentenza.

Con specifica attenzione alle sanzioni pecuniarie si noti che queste possono essere applicate ogniqualvolta venga riscontrata la responsabilità amministrativa dell’Ente dipendente da reato e si attuano in base ad un sistema di “quote” (non inferiori a 100 e non superiori a 1000) di importo minimo pari ad € 258 e massimo pari ad € 1549 (art. 10).

Il Giudice stabilisce e determina in numero delle quote tenendo conto: della gravità del fatto, del grado di responsabilità dell’Ente, dell’attività svolta dall’Ente per eliminare o attenuare le conseguenze del fatto e per prevenire la commissione di ulteriori reati e da ultimo delle condizioni economiche dell’Ente (art. 11).

Cosa vuol dire Cogenerazione ad Alto Rendimento?

Per Cogenerazione ad Alto Rendimento meglio conosciuta come CAR si intende la produzione di energia elettrica/meccanica e termica che rispetti determinati vincoli di risparmio energetico.

A definire siffatti vincoli provvede il D.Lgs. n. 20 dell’8 febbraio 2007 (integrato successivamente con il il DM del 4 agosto 2011).

In particolare l’art. 2 del succitato Decreto Legislativo stabilisce che i criteri per individuare un’attività di CAR sono enucleati nell’allegato III. In particolare la Cogenerazione ad Alto Rendimento risponde ai seguenti criteri:

1) la produzione mediante cogenerazione delle unità di cogenerazione fornisce un risparmio di energia primaria, calcolato in conformità del punto 3, pari almeno al 10% rispetto ai valori di riferimento per la produzione separata di elettricità e calore;

2) la produzione mediante unità di piccola cogenerazione e di micro-cogenerazione che forniscono un risparmio di energia primaria è assimilata alla Cogenerazione ad Alto Rendimento.