In materia di tutela delle acque si suole distinguere tra la tutela dell’aspetto qualitativo, ossia dello stato chimico dei corpi idrici da immissioni di sostanze inquinanti, e la tutela dell’aspetto quantitativo, al fine di garantire una corretta gestione delle acque e di evitare un uso eccessivo che potrebbe avere effetti di depauperamento insostenibile delle risorse idriche e di pregiudizio dell’assetto idrogeologico del territorio.
A tale scopo il territorio nazionale è ripartito nei distretti idrografici previsti dall’art. 64 del D.lgs 152/2006.
Per ognuno di essi è istituita un’autorità di bacino, la quale ha il compito di predisporre il Piano di bacino distrettuale, che ha valore di piano territoriale di settore ed è lo strumento conoscitivo, normativo e tecnico-operativo con il quale sono pianificate e programmate le azioni e le norme d’uso finalizzate alla conservazione, alla difesa e alla valorizzazione del suolo ed alla corretta utilizzazione delle acque.
Esso si colloca nella categoria degli atti di indirizzo e coordinamento con natura giuridica mista e con validità indeterminata.
Il piano di bacino, prima della sua approvazione, è sottoposto a valutazione ambientale strategica (VAS) in sede statale, ed è attuato attraverso programmi triennali di intervento.
La tutela quantitativa delle risorse idriche, ai sensi dell’art. 95 D.lgs 152/2006., è integrata con quella qualitativa e concorre pertanto al raggiungimento degli obiettivi di qualità dei corpi idrici a seconda della loro specifica destinazione fissati nel Titolo II della Parte Terza del Codice dell’ambiente.
Strumento fondamentale è la pianificazione del bilancio idrico nel Piano di tutela delle acque di cui all’art. 121 D.lgs 152/2006.
L’elaborazione del Piano, che costituisce piano stralcio di settore del Piano di bacino, è demandata alle Regioni, in accordo con le Autorità di bacino.
Alla base del Piano di tutela vi è la conoscenza degli aspetti quantitativi naturali che caratterizzano i corpi idrici al fine di conseguire i due principali obiettivi del Piano medesimo:
– il mantenimento o il riequilibrio del bilancio idrico tra disponibilità e prelievi, indispensabile per definire gli usi compatibili delle risorse idriche al fine della loro salvaguardia nel futuro
– la stima delle caratteristiche di qualità dei corpi idrici attraverso l’intensificazione del monitoraggio e la conseguente definizione degli interventi per il conseguimento degli obiettivi di qualità.
Le misure volte ad assicurare l’equilibrio del bilancio idrico devono essere applicate soprattutto in sede di rilascio delle concessioni di derivazione, disciplinate dal regio decreto n. 1775 del 1933, cui sono state apportate ampie ed opportune modifiche proprio in tema di risparmio e di riciclo idrico dall’art. 96 D.lgs 152/2006.